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eclipsed
le luci fanno ricordare le meccaniche celesti


Diario


30 giugno 2008

Ieri

Ho comprato un film di Rohmer.

Ma non è con Anouk Aimée.


27 giugno 2008

666

Alcune cose vanno tramandate ai posteri:

"Tu mi chiedi: 'lo dovrei fare?' e io ti dico 'no'. Ma se mi chiedi 'tu lo faresti?' io ti direi 'SI!'. E' quello il problema."
Blunotte.

sipario




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24 giugno 2008

Giustappunto

E: "Rosà, ma te l'hai visto Batman Begins?"
R: "Porca miseria! Un capolavoro!"
E: "Eh, te ricordi per caso quella frase... "non è ciò che sei, ma ciò che fai..." com'era? Dai, cerca un po' che te sei capace di trovarla."

dieci secondi dopo

"Non è tanto chi sei, quanto quello che fai, che ti qualifica"






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24 giugno 2008

Capisco sempre troppo tardi che ho fatto lo stronzo

Vi ho voluto bene.
Adesso vado.
Sono stato un comunista.
Avevo un sogno.
Una speranza.
Arrivederci, amore.
Addio.


Ho fatto lo stronzo nascondendomi. E anche se non contava nulla per me, che c'entra? Cosa diavolo c'entra?
Ho fatto lo stronzo continuando a cercarti quando tu non volevi più vedermi.
Ho fatto lo stronzo promettendoti un equilibrio che mi illudevo di poter raggiungere, ma di fatto, senza di te, non sarei mai stato capace di raggiungere.
Ho fatto lo stronzo continuando a cercarti, a scrivere, mentre mi hai chiesto il silenzio.
Ho fatto lo stronzo scrivendo le cose che ho scritto, che agli occhi esterni possono sembrare solo recriminazioni tardive, anche se non lo sono.
Forse sto continuando a fare lo stronzo anche adesso, con queste ulteriori parole.

Chiederti scusa, a questo punto, avrebbe un senso alquanto limitato. Certo, sento dentro di me il più forte dei pentimenti. Certo, adesso saprei davvero cosa fare, come darti davvero la felicità.
Ma, ormai, non serve più a niente. Niente serve più a niente, tra noi.

"Noi", concetto che, peraltro, non esiste più.

If I were the swan, I'd be gone
If I were the train, I'd be late
And If I were the good man
I'd talk with you more often than i do.

If I were to sleep I could dream
If I were afraid I could hide
If I go insane
Please don't put your wires in my brain.

If I were the moon, I'd be cool
If I were the rule I would bend
If I were a good man
I'd understand the spaces between friends.

If I were alone I would cry
And if I were wiith you,I'd be home and dry
And if I go insane
Will you still let me join with the game.


In questi giorni mi è balenato per la testa un pensiero.
Uno solo?
Effettivamente no, perché ancora oggi tu animi ogni mio pensiero. Ricordi il sottofondo melodioso e profumato delle mie giornate? Non è cambiato nulla, se non le mie reazioni al pensarti. Da quando mi sveglio e, mentre prendo coscienza, penso "cazzo, non c'è più", a quando vado a dormire e penso... "cazzo, non c'è più".
Passando per Kakà, Carlo Conti, la pulizia dei denti, i cagnolini, Gassman e De Gregori, la candela rosa, i tulipani... lo studio.

Lo studio.

In questo periodo immagino che tu stia studiando. E, come ti ho detto tante volte, sento tanto la mancanza di poterti stare accanto e darti una mano in questi frangenti.
Mi manca ricevere la tua classica telefonata, quella che mi riempiva d'orgoglio perché preferivi chiedere consiglio a me che non ne capivo nulla tecnicamente, piuttosto che a qualcun altro più competente.
E la classica telefonata era
"Secondo te, tra il libro A che so quasi bene... beh, bene, l'ho letto solo una volta tutto, ma ne so qualcosa, e il libro B di cui non ne so nulla, a quale do la priorità? Considera che il libro B lo chiedono SEMPRE, mentre il libro A quasi mai. OVVIAMENTE."
…era sempre così, facevi sempre il libro meno utile. Quello delle cazzate. Mai una volta che avessi fatto per bene il libro che era la spina dorsale dell’esame.
Ieri sera, mentre la mia mente si accendeva con questi pensieri, subito dopo ho pensato “non posso più darle consigli, come l’ultima volta in cui… ehi. Un momento. L’ultima volta che ha fatto degli esami io già non c’ero più.

Bum. Crash. Bang.

Precipito. Cado dalle nuvole, dal cielo, senza futuro e questa volta... per davvero!

Come direbbe Edward Norton in Fight Club, “Puntami una pistola alla testa e pittura le pareti con le mie cervella!”.

Ci ho messo tanto tempo, forse troppo. E intanto ho continuato ad accumulare stronzate su stronzate. Con l’aggravante di volerle condividere ancora con te. D’altra parte, è ciò che ho sempre voluto da due anni e mezzo a questa parte: condividere con te i miei pensieri.

Ma ora l’ho capito. A volte basta una semplice associazione mentale, e ciò che non vedevi prima (o che non volevi vedere) ti si palesa davanti.

E’ davvero finito tutto.

Non ci sono tempi supplementari, non ci sono rigori.
Non è una storia a bivi di Paperino e Paperoga in vacanza in cui Paperino vuol prendere la superstrada e Paperoga la mulattiera, e se anche fai la scelta sbagliata basta tornare indietro di dieci pagine e scegliere un finale che ci piace di più.
Non ci sono filtri, pozioni, o parole che possano aggiustare tutto.
Non mi sveglierò con te accanto che mi dici che è stato solo un brutto sogno.

Non ci aspetteranno più né Parigi né Vienna.

La musica è finita, gli amici se ne vanno.

Ultimo giro di bevute, il bar sta chiudendo. Il sole se ne va. Dove andiamo per colazione? Non troppo lontano. Che nottata... Sono stanco, amore.
Stanco.



Che vuoi?


Semicerchi.

...cià.




21 giugno 2008

Stasera non è sera di vedere gente

Sempre più spesso il dolore lascia il posto ad una dolente malinconia.
Chissà cosa vuol dire.





permalink | inviato da eclipsed il 21/6/2008 alle 23:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 giugno 2008

All'epoca mia

Non usavi il cellulare.


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16 giugno 2008

L'amore fa fare cose orribili

Quando (e se, ammesso che tu ci pensi ancora a me, se non per disprezzarmi) penserai ancora una volta che è ovvio da parte tua non credere più in me, mentre per me è facile e ovvio credere ancora in te, pensa anche al fatto che tu, in due anni, non mi hai mai detto "ti amo".
Mai.
Io avevo paura di dirtelo proprio perché sapevo che non mi avresti mai risposto. Ma te l'avrei detto anche dopo un solo mese.
Ricordi? Fosti sorpresa del mio aver paura di festeggiare un mese insieme, anche se ti vestisti così elegante quella sera a Vietri. Credi che non l'abbia notato?
Fu quello il problema di fondo che mi fece fare il mio primo grande errore, e che, in generale, mi portava ad avere paura di perderti. Sempre.
Ma quella sera, la sera del mio primo grande errore, decisi di dirtelo lo stesso, perché lo sentivo davvero, per farti capire che volevo sentirlo anche da te, per farti capire che non dirmelo portava a farmi star male, a fare cazzate come quelle che ho fatto.
Ma non è servito.
Come non è servito renderti partecipe del mio dolore di questi mesi. Hai pensato che volessi aiuto per risolverlo, invece volevo solo farti capire che questo dolore è solo un altro aspetto del mio amore infinito. Ma è amore, amore fortissimo.

Te l'ho detto migliaia di volte, anche solo la semplice frase inviata via sms, senza altri fronzoli.
E tu eri felice, eri la persona più felice del mondo.
Ecco.
Pensa per un attimo a quella gioia, quella che ti faceva sorridere, chiudere gli occhi e abbracciarmi fortissimo e riempirmi di baci. Pensaci, anche se ora la ritieni sbagliata, anche se la ritieni un pessimo errore del passato. In quel momento, e gli occhi non mentono mai, tu eri la donna più felice del mondo.
Per quelle due parole. Per la gioia che nasceva forte dentro te.

Io, quella gioia, non l'ho mai provata.

La gioia di essere indispensabile per una persona. Non per avere alcun "potere", ma solo per sentirsi importanti, veramente importanti.
E devo ancora una volta spiegarmi, spiegare che non ti sto accusando di niente, ma che sto solo provando a spiegarti le mei difficoltà. Vorrei poter scrivere "ammesso che ti interessino ancora", ma probabilmente davvero non ti interessano più.
Pensaci, anche solo una volta, ma pensaci. Senti tradita la tua fiducia, e quindi mi disprezzi.
Te l'ho detto un milione di volte in questi mesi, ma io considero tradire la tua fiducia andare con qualcun'altra, o provare fastidio anche solo una volta in cui ti dovevo rispondere ad un sms, o inviartelo, o farti una chiamata, o passare una serata con te. E invece, quegli attimi, hanno significato tutto per me. Sono ancora oggi i momenti più alti della mia vita.
Regalarti un sorriso, come speravo potesse essere, scrivendoti un buongiorno particolare, o dedicandoti un pensierino qualsiasi durante il giorno: erano queste le mie uniche priorità di vita.
Era questo tutto ciò che volevo fare per tutta la mia vita. Donarti una gioia, donarti la felicità infinita, o la felicità di un attimo dolce condiviso con te.
Tacerti qualcosa, anche se con noi non c'entrava nulla, è la cosa più sbagliata del mondo. Ed è giusto che ti faccia arrabbiare.
Ma, insieme, potevamo risolvere tutto. Per vivere ancora quegli attimi dolcissimi. Che erano tutto, e lo erano per entrambi.

Ma non è stato così. Il tempo ti ha allontanato da me. Prima mi cercavi, pensavi di poter ricominciare qualcosa.
Poi c'è stata sempre più indifferenza, fino al disprezzo.
Forse tutto ciò vuol dire qualcosa, o forse no. Chissà.

E allora, che voglio ancora? Che posso volere se ogni mio gesto, da sei mesi a questa parte, è per te una cazzata immensa? Che posso volere se leggo che tutto quello che c'è stato tra noi ti fa rimpiagere le occasioni perse, se ormai c'è qualcos'altro che fa vacillare la tua razionalità?
A che serve, anche se mi manca l'aria da sei mesi ormai, anche se non vivo più, non ho più amici, lavoro, genitori, niente?

Non ti chiedo alcun sacrificio ormai. Ma pensa, solo per un attimo, alla difficoltà di una persona che dice "ti amo" e non sente mai la risposta che si aspetta. Per due anni.
Sono solo parole? Quello che conta sarebbe dovuto essere solo dentro di me?
Se è ciò che pensi, ancora una volta, lo accetto. Ma mi hai detto che la tua vecchia storia è finita proprio per questo. Perché si dava tutto per scontato e perché non c'era l'affetto, magari stupido, di un "due punti e asterisco".

Io ancora oggi, quando vedo un cagnolino simpatico, un milanese con l'accento buffo e i suoi concetti "in San Babila", la politica, il calcio, una nuova canzone, una rosa, un paesaggio meraviglioso, uno spettacolo che ci sarebbe piaciuto, un evento, una Cinquecento rossa, penso a te.

Questa è la mia vita. Eri tu. Sono io. Siamo noi. Eravamo noi.

Era tutto. Eri tutto.

Spero tanto che, chi ti sta accanto, ti aiuti a risolvere i tuoi dubbi sugli esami, ti dia un consiglio sui tuoi problemi, ti sia di supporto in qualsiasi cosa tu faccia, ci sia sempre o provi ad esserci come ci provavo io.
Volevo essere io quella persona, e per tanto tempo l'ho fatto.
Chissà con quali risultati.

Ti amo ancora, probabilmente stupidamente.
Anche se non serve più e non ha più alcun senso.
Ma i sentimenti non si controllano. Le emozioni si possono controllare, ma i sentimenti no. Le tue narici asimmetriche, la tua tossettina, il tuo entusiasmarti per le stupidaggini, i tuoi problemi col parrucchiere, il tuo senso di colpa per aver chiuso il telefono in faccia al tuo papà quando eri piccola, il nostro regredire insieme... sono ancora dannatamente tutti qui, dentro me, e non se ne vanno, anche se ormai dovrebbero.

Metto in ordine le mie carte e trovo i grattini del comune di Capaccio Scalo... 14 ottobre, un giorno qualsiasi vissuto con te, sorridendo e provando la gioia più profonda del mondo stando insieme.
Tutto questo tempo avrebbe dovuto guarire la mia sofferenza. E invece la acuisce, perché quegli attimi non ci sono più.

Potrei anche morire dopo aver mangiato una delizia al limone con te e averti dato un bacio.
Quella era la mia vita, quella era la mia dannata vita che volevo e che non riesco proprio, anche dopo tutto questo tempo, anche dopo tutto il brutto che è successo, a non volere.

Mi restano solo i ricordi, e la "impudente, enfatica demenza di farti le carezze girata dall'altra parte".
Non ti dimentico. No, non ti dimentico, non ti dimentico mai.


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permalink | inviato da eclipsed il 16/6/2008 alle 14:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


16 giugno 2008

Cara Valentina

Il tempo

non fa il suo dovere

e

a volte

peggiora le cose.




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13 giugno 2008

Le pecette

Certo che Fatboy Slim fa sempre video geniali!





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13 giugno 2008

Giochi bene o giochi male

Paramatti in nazionale!


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Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge
n. 62 del 7.03.2001.
(fa così figo scriverlo che lo faccio anch'io)

Grazie a Giuseppe Cinà per l'header, anche se lui non lo sa (ancora)



"Se introduci un po' di anarchia...
se stravolgi l'ordine prestabilito...
tutto diventa improvvisamente caos.
Io sono un agente del caos.
E sai qual è il bello del caos?
È... equo!"


se lo dice lui, io ci credo


un attore immenso


un'emozione


uno dei più grandi
scrittori contemporanei


la persona più
divertente del mondo


un ribelle che la pensa come me


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