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eclipsed
le luci fanno ricordare le meccaniche celesti


Diario


1 marzo 2008

Vede la fine nei giorni spesi al centro commerciale

Insomma se uno si sveglia tardi, dopo quel paio di caffé necessari a fumare le 4/5 sigarette canoniche del'inedia, non possono che farsi le 4. E quindi si va al centro commerciale.
Come ogni sabato ormai. Come ogni romano medio.

Diamine, riscopri le periferie.

Maledetti palazzinari.

Cazzo non ho portato il cellulare. Vabbé torno... no. Tanto a che mi serve? Ho quello del lavoro, basta e avanza per comunicare il fatto che sono surreale a due miei colleghi.

Grazie che sfugge agli umani, alle fughe di Bach, alla chimica...
(Baustelle - L)


Grazia.
Già.
Grazia.
Che sfugge alla comprensione umana.
All'arte.
Alla scienza.... a tutto.


Serve terreno. Eh già, rinvasare quella piantina mi ha dato serenità, mi ha divertito.
Quindi serve terreno. E zappette. E mobiletti per appogiare le piante.
E il concime? Certo.
A 'sto punto rosmarino. E salvia. Che non ho mai usato, ma prometto che comincerò.

Continuiamo col bricolage.
Queste mensole non mi caratterizzano abbastanza. E comunque quel cazzo di pilastro è messo proprio lì dove devo mettere la mensola. Quindi niente mensola, niente faretto, niente comodino, niente comodità, porca puttana niente di niente. Solo mobiletti avanzati.

Ci rifletteremo.
Ancora.

Odio tutta questa gente.
Odio quelli che si fermano all'improvviso, quelli che camminano piano, quelli che intasano le corsie. Lo so che quel coperchio del cesso fiorato piace solo alla mamma. Ma non potete aprire un dibatitto in una corsia di un metro. Non davanti a me.
Ma soprattutto odio le coppie. Odio quelli che che camminano mano nella mano. Odio quelli che discutono su quale stoffa comprare.
Ma soprattutto odio quella maledettissima coppia che si baciava come in quella foto di Alfred Eisenstaedt.

 Datti al giardinaggio dei fiori del male.
E’ necessario vivere.
Bisogna scrivere.
All’infinito tendere.
Ricordati Baudelaire.

(Baustelle - Baudelaire)

Che faccio? Solo giardinaggio.
E' necessario vivere.
E' necessario vivere?
Ok. Tendiamo all'infinito.
In una piantina di salvia.
I bonsai li compro la prossima volta.



Porta di Roma non basta. Roma Est. Dove tutto è possibile.
Dove un tizio col microfono invita a comprare la carne. E magnifica le doti di quella mortadellona profumatissima.
Un pezzo enorme di speck a venti euro. Quasi quasi mi compro anche l'affettatrice, e vaffanculo.
Il mio regno per una macchina degli hot dog. Due confenzioni di pagnotelli Mulino Bianco (ché anche il Five deve campare), quattro confezioni di wursteloni.

E la macchina per farli? Boh...

E invece c'è, dove meno me l'aspettavo. Evvai. Il mio fegato ringrazia; ketchup, maionese e senape sono pronti. Aspettano solo di coprire sapori.
Poi vabbé. Mortadellona, Campari, Amaro del Capo, deodorante antitabacco, Campari (non è mai abbastanza), birra da battaglia, birra trappista da degustare.

Maledetto Panorama. Ha davvero tutto.
Le rose.
Beh, compriamole le rose.

In fila alla cassa... altre rose? Roselline gialle. Prendiamo anche queste.
Chiama Lorenzo. Non rispondo. Sto imbustando 81 euro di stronzate.

Ho sete. Prendiamo una Pepsi Twist. Limone, odori di casa. Ma liofilizzati.
E bevendola vedo una farmacia. Meno male: Vicks Sinex. Purtroppo il naso è sempre chiuso.
Chiama il Zio. Rispondo. Ho da fare, ti mando un sms e mi richiami.
Non gli ho scritto, non ne ho voglia. Speriamo che domani ci sia suo padre per controllare la mia cisti infiammata.
Speriamo che non sia nulla di grave. Anche se ho paura, è dietro l'orecchio.

Un pezzetto bello tondo di cielo d’estate sta sopra di me.
Non ci credo. Lo vedo
restringersi. Conto le stelle. Ora.
Sento tutte queste voci. Tutta questa gente ha già capito che
ho sbagliato. Sono scivolato. Son caduto dentro il buco.
Bravi, son venuti subito. Son stato stupido. Ma sono qua
gli aiuti. Quelli dei pompieri. I carabinieri.
Intanto...
(Baustelle - Alfredo)

Sono stato stupido.
Sono scivolato.
Tutta questa gente ha capito che ho sbagliato.

E tu?

Tutti a casa. Le sigarette (10) sono troppo poche per non uscire di casa domani. Allora Stazione Tiburtina (tanto ci passo per tornare a casa) e due pacchetti di Philip Morris blu.

Le rose... mi tornano in mente. Le curerò. Le custodirò. La prima che uscirà fuori, la darò a te. Ammesso che vorrai ancora vedermi.

Salgo, deliro coi coinquilini, Campari e gin, Sanremo, blog.
Ed eccoci qua.

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(fa così figo scriverlo che lo faccio anch'io)

Grazie a Giuseppe Cinà per l'header, anche se lui non lo sa (ancora)



"Se introduci un po' di anarchia...
se stravolgi l'ordine prestabilito...
tutto diventa improvvisamente caos.
Io sono un agente del caos.
E sai qual è il bello del caos?
È... equo!"


se lo dice lui, io ci credo


un attore immenso


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