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eclipsed
le luci fanno ricordare le meccaniche celesti


Diario


30 giugno 2008

Ieri

Ho comprato un film di Rohmer.

Ma non è con Anouk Aimée.


4 aprile 2008

Baustelle - Amen

Geniale.
Passano i giorni, le settimane, i mesi, e proprio non riesco a farne a meno.
I miei coinquilini ormai lo conoscono a memoria, tra i miei ascolti ripetuti fino alla nausea e ciò che si sono procurati...
Anche il mio "capo" (per quanto, ora, sia quello cazzone quasi quanto me) ne sta godendo.

Questo è un album coi controcoglioni.
Quelli che rientrano nella mia personalissima categoria "dalla prima all'ultima". Tipo Dark Side (e quasi tutti quelli dei Floyd, a 'sto punto), Ok Computer, What's The Story, Morning Glory?, Californication.
Sì, lo so, ho gusti abbastanza commerciali.

Ma questo album, osannnato da tutta la critica, arriva in un punto cruciale della mia vita.
Tutto cambia, tutto si evolve.
Anni passati vedendo la vita in un certo modo, poi improvvisamente fai esperienza e ti accorgi che certe cose non vanno come immaginavi.
Il che non è un male, è solo che la realtà è diversa da come ce la immaginiamo noi sprovveduti forse mai cresciuti, che non hanno esperienze di sorta.

Insomma, lo adoro.
Parto con la 3, il singolone. All'inizio non mi piace... o meglio, sì, la ascolticchio pure. Dieci ascolti, e diventa il pezzo più geniale del 2008.
Poi, tra Bordone e Macchianera, parlano a ripetizione di quella canzone sul liberismo e la fine di ogni ideologia, ma sempre da un punto di vista ironico e disincatato.
"Il liberismo ha i giorni contati", la 4.

Ok, 3 e 4, un loop soddisfacente.

Ogni recensione parla del ricordo di Alfredino. Che sarebbe la 10. Vabbé va, ascoltiamola. Vediamo 'sta grande commemorazione.
Tristemente dolce. La ascolti, e ti senti disperato in fondo a quel pozzo.
Ha ragione Mazzei quando dice "non la puoi ascoltare da solo, è troppo triste".
La disperazione di chi sa di aver fatto un errore forse irrimediabile, la paura di non poter più risalire.

3, 4 e 10. Struggente bellezza.

Su un blog leggo che la 6 potrebbe allontanare il pubblico "mainstream". Un verso come "Pasolini è morto per te, morto a bastonate per te" non potrebbe essere capito dal pubblico del Festivalbar.
Ok, mi dico, ascoltiamola anche noi.
Bellissima. "Baudelaire, yeah!" è un verso meraviglioso.

3, 4, 6 e 10. Ottimo.

Intanto, casualmente, passa la 7. "Atomi di tenrezza dei giorni qualunque". Mi commuovo, e decido di ascoltarla tutta. Un capolavoro.
Dentro c'è tutta la definizione di amore, dai prodromi, passando per tutte le meraviglie dell'attuazione, fino alla fine, ma sempre e comunque cosciente che qualcosa a volte scava un solco dentro di te, sempre e per sempre. E, anche se non vuoi, dentro di te quel solco è e sarà sempre riempito da un fiume.

3, 4, 6, 7, 10. Comincia ad essre interessante.

Anche perché la 2 è abbastanza beffarda da piacerci. E la 5, con la sua dolente tristezza, descrive bene questo momento. "Cosa resta di noi?"

2, 3, 4, 5, 6, 7, 10. Fottuto capolavoro.

E la 1? Dura talmente poco, si chiama pure "così sia", cioè la traduzione del titolo... pochi secondi di pianoforte, definitivi. Qualsiasi siano gli intenti, definitivo. Bella.

1,2,3,4,5,6,7,10. Questo canta come De André, a tratti ha le stesse idee, ma è molto più figlio di puttana. Adorabile!

E all'improvviso scopri la 8, che parla dei barboni extracomunitari di Milano. E, a parte l'esteriorità (sono in giacca e cravatta ogni giorno, cribbio!), ti ci riconosci in toto. "Non c'è sindacato, non c'è stato mai nessuno che mi ha amato tanto come questa notte, muoio, ho fame, amore mio... dice il governo che è passato ormai l'inferno, e ti ho sposato qui fra i topi neri e i fiori... il cranio ti ho baciato...". Bellissima specie perché, letta così, sembra macabra e surreale. Ma, se l'ascolti, ci senti tutta la tenerezza del mondo.
E comunque "amiamo i signori e le signore e il loro eterno roteare come agnello nel kebab..."

E l'Uomo del secolo? Come trascurare la 12?
"All'epoca mia, non usavi il cellulare" e altre amenità così.
Che sì, racconta di un'epoca andata, ma in realtà è una storia che si assolutizza in un attimo. E diventa l'archetipo di ogni cosa che era in un modo, è stata vissuta male, anche se in buona fede, e finisce in pace.

Anche se, forse, non vorrebbe finire.

Alle prossime puntate per le canzoni successive...


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1 marzo 2008

Vede la fine nei giorni spesi al centro commerciale

Insomma se uno si sveglia tardi, dopo quel paio di caffé necessari a fumare le 4/5 sigarette canoniche del'inedia, non possono che farsi le 4. E quindi si va al centro commerciale.
Come ogni sabato ormai. Come ogni romano medio.

Diamine, riscopri le periferie.

Maledetti palazzinari.

Cazzo non ho portato il cellulare. Vabbé torno... no. Tanto a che mi serve? Ho quello del lavoro, basta e avanza per comunicare il fatto che sono surreale a due miei colleghi.

Grazie che sfugge agli umani, alle fughe di Bach, alla chimica...
(Baustelle - L)


Grazia.
Già.
Grazia.
Che sfugge alla comprensione umana.
All'arte.
Alla scienza.... a tutto.


Serve terreno. Eh già, rinvasare quella piantina mi ha dato serenità, mi ha divertito.
Quindi serve terreno. E zappette. E mobiletti per appogiare le piante.
E il concime? Certo.
A 'sto punto rosmarino. E salvia. Che non ho mai usato, ma prometto che comincerò.

Continuiamo col bricolage.
Queste mensole non mi caratterizzano abbastanza. E comunque quel cazzo di pilastro è messo proprio lì dove devo mettere la mensola. Quindi niente mensola, niente faretto, niente comodino, niente comodità, porca puttana niente di niente. Solo mobiletti avanzati.

Ci rifletteremo.
Ancora.

Odio tutta questa gente.
Odio quelli che si fermano all'improvviso, quelli che camminano piano, quelli che intasano le corsie. Lo so che quel coperchio del cesso fiorato piace solo alla mamma. Ma non potete aprire un dibatitto in una corsia di un metro. Non davanti a me.
Ma soprattutto odio le coppie. Odio quelli che che camminano mano nella mano. Odio quelli che discutono su quale stoffa comprare.
Ma soprattutto odio quella maledettissima coppia che si baciava come in quella foto di Alfred Eisenstaedt.

 Datti al giardinaggio dei fiori del male.
E’ necessario vivere.
Bisogna scrivere.
All’infinito tendere.
Ricordati Baudelaire.

(Baustelle - Baudelaire)

Che faccio? Solo giardinaggio.
E' necessario vivere.
E' necessario vivere?
Ok. Tendiamo all'infinito.
In una piantina di salvia.
I bonsai li compro la prossima volta.



Porta di Roma non basta. Roma Est. Dove tutto è possibile.
Dove un tizio col microfono invita a comprare la carne. E magnifica le doti di quella mortadellona profumatissima.
Un pezzo enorme di speck a venti euro. Quasi quasi mi compro anche l'affettatrice, e vaffanculo.
Il mio regno per una macchina degli hot dog. Due confenzioni di pagnotelli Mulino Bianco (ché anche il Five deve campare), quattro confezioni di wursteloni.

E la macchina per farli? Boh...

E invece c'è, dove meno me l'aspettavo. Evvai. Il mio fegato ringrazia; ketchup, maionese e senape sono pronti. Aspettano solo di coprire sapori.
Poi vabbé. Mortadellona, Campari, Amaro del Capo, deodorante antitabacco, Campari (non è mai abbastanza), birra da battaglia, birra trappista da degustare.

Maledetto Panorama. Ha davvero tutto.
Le rose.
Beh, compriamole le rose.

In fila alla cassa... altre rose? Roselline gialle. Prendiamo anche queste.
Chiama Lorenzo. Non rispondo. Sto imbustando 81 euro di stronzate.

Ho sete. Prendiamo una Pepsi Twist. Limone, odori di casa. Ma liofilizzati.
E bevendola vedo una farmacia. Meno male: Vicks Sinex. Purtroppo il naso è sempre chiuso.
Chiama il Zio. Rispondo. Ho da fare, ti mando un sms e mi richiami.
Non gli ho scritto, non ne ho voglia. Speriamo che domani ci sia suo padre per controllare la mia cisti infiammata.
Speriamo che non sia nulla di grave. Anche se ho paura, è dietro l'orecchio.

Un pezzetto bello tondo di cielo d’estate sta sopra di me.
Non ci credo. Lo vedo
restringersi. Conto le stelle. Ora.
Sento tutte queste voci. Tutta questa gente ha già capito che
ho sbagliato. Sono scivolato. Son caduto dentro il buco.
Bravi, son venuti subito. Son stato stupido. Ma sono qua
gli aiuti. Quelli dei pompieri. I carabinieri.
Intanto...
(Baustelle - Alfredo)

Sono stato stupido.
Sono scivolato.
Tutta questa gente ha capito che ho sbagliato.

E tu?

Tutti a casa. Le sigarette (10) sono troppo poche per non uscire di casa domani. Allora Stazione Tiburtina (tanto ci passo per tornare a casa) e due pacchetti di Philip Morris blu.

Le rose... mi tornano in mente. Le curerò. Le custodirò. La prima che uscirà fuori, la darò a te. Ammesso che vorrai ancora vedermi.

Salgo, deliro coi coinquilini, Campari e gin, Sanremo, blog.
Ed eccoci qua.


20 febbraio 2008

Il liberismo ha i giorni contati

Capolavoro.
Assoluto.
Senza se e senza ma.

Baustelle - Il Liberismo Ha I Giorni Contati

E’ difficile
resistere al Mercato, amore mio.
Di conseguenza andiamo in cerca di
rivoluzioni e vena artistica.
Per questo le avanguardie erano ok,
almeno fino al ’66.
Ma ormai
la fine va da sé.
E’ inevitabile.

Anna pensa di
soccombere al Mercato. Non lo sa
perché si è laureata. Anni fa
credeva nella lotta, adesso sta
paralizzata in strada. Finge di
essere morta. Scrive con lo spray
sui muri
che la catastrofe
è inevitabile.

Vede la Fine.
In metropolitana.
Nella puttana
che le si siede a fianco.
Nel tizio stanco.
Nella sua borsa di Dior.

Legge la Fine.
Nei saccchi dei cinesi.
Nei giorni spesi
al centro commerciale.
Nel sesso orale.
Nel suo non eccitarla più.
Vede la Fine in me che vendo
dischi in questo modo orrendo.
Vede i titoli di coda
nella Casa e nella Libertà.

E’ difficile
resistere al Mercato, Anna lo sa.
Un tempo aveva un sogno stupido:
un nucleo armato terroristico.
Adesso è un corpo fragile che sa
d’essere morto e sogna l’Africa.
Strafatta,
compone poesie
sulla Catastrofe.

Vede la Fine.
In metropolitana.
Nella puttana
che le si siede a fianco.
Nel tizio stanco.
Nella sua borsa di Dior.

Muore il Mercato.
Per autoconsunzione.
Non è peccato.
E non è Marx & Engels.
E’ l’estinzione.
E’ un ragazzino in agonia.

Vede la Fine in me che spendo
soldi e tempo in un Nintendo
dentro il bar della stazione

e da anni non la chiamo più.


28 gennaio 2008

Sono tornati



Baustelle - Charlie Fa Surf


Vorrei morire a questa età
vorrei star fermo mentre il mondo va
ho quindici anni
Programmo la mia drum-machine
e suono la chitarra elettrica
vi spacco il culo
è questione d’equilibrio
non è mica facile

Charlie fa surf, quanta roba si fa
MDMA
ma le mani chiodate se
Charlie fa skate, non abbiate pietà
crocifiggetelo, sfiguratelo in volto
con la mazza da golf
alleluja alleluja

Mi piace il metal, l’r’n’b
ho scaricato tonnellate di
filmati porno
e vado in chiesa e faccio sport
prendo pastiglie che contengono
paroxetina
Io non voglio crescere
andate a farvi fottere

Charlie fa surf, quanta roba si fa
MDMA
ma le mani chiodate da
un mondo di grandi e di preti fa skate
non abbiate pietà
una mazza da baseball
quanto bene gli fa
alleluja alleluja

Sono tornati. Meravigliosi come al solito.
Siamo in trepidante attesa dell'album per esaltarci con i loro versi taglienti.
E per deprimerci, ovvio.


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(fa così figo scriverlo che lo faccio anch'io)

Grazie a Giuseppe Cinà per l'header, anche se lui non lo sa (ancora)



"Se introduci un po' di anarchia...
se stravolgi l'ordine prestabilito...
tutto diventa improvvisamente caos.
Io sono un agente del caos.
E sai qual è il bello del caos?
È... equo!"


se lo dice lui, io ci credo


un attore immenso


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